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Posts Tagged ‘Teatro a Corato’

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GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO

27 MARZO

Il Teatro delle Molliche festeggerà, come gli anni precedenti,  la GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO, che sarà celebrata mercoledì 27 Marzo 2013.

Dalle ore 18,30 in poi il teatro sarà di tutti e aperto a tutti e si potrà accedere in qualsiasi momento, liberamente e gratuitamente, per condividere con gli altri questa giornata. Gli spazi teatrali potranno essere utilizzati da chiunque lo voglia, in maniera libera e spontanea, per qualsiasi tipo di performance dalla lettura di una pagina di un libro, alla declamazione di una poesia, dalla recita recita di un monologo di una scena, alla danza, a una esibizione musicale, e altro o anche partecipando da spettatori.

In seguito dalle ore 21,30 si festeggerà tutti insieme con un buffet fatto da ciò che ognuno vorrà o potrà preparare e condividere.

Siete tutti invitati presso il Teatro delle Molliche in via Ruvo 32, Corato (Ba).

 

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resistenze0129° CONFRONTO POST-SPETTACOLO 

con Barbara Cerrato e Maria Macri
su “Peppino mani dell’Angelo” di Michele Pagano
presentato da “Officina Teatro” di Caserta
                                  interpretato da Barbara Cerrato                                       e diretto da Michele Pagano

” “Quando lo spirito non collabora con le mani non c’è arte”, sostiene Leonardo Da Vinci. Le mani di Mimma avevano qualcosa di diverso. L’avevano capito i tanti che si affollavano ai vetri della finestra per osservarla. Tutta quella gente non si era mai vista. I bambini erano sempre più numerosi, accorrevano le donne che uscivano solo la domenica per andare a messa, processioni da pesi lontani. Per tutti era “miracolata”, per pochi è rimasto Peppino, Peppino mani dell’angelo. ”                      (dalla presentazione dell’autore) 

Maria: il testo è di Michele Pagano, il direttore artistico di Officina Teatro messo in scena sette anni fa per la prima volta, poi rimesso in scena, riallestito con Barbara dopo circa un anno di prova, per cercare di rendere meno difficili per il pubblico determinati argomenti trattati.

Barbara: prima dell’inizio dello spettacolo sapevo che c’erano giovani nel pubblico ed eravamo un po’ spaventate, però è andata bene. Se a loro è piaciuto penso sia una delle più grandi soddisfazioni.

Claudia: vorrei sapere qualcosa di più riguardo alla genesi di questo spettacolo, cioè come è nata l’idea.

Barbara: l’idea è nata come diceva Maria, sette anni fa e Michele Pagano il nostro direttore artistico ha scritto questo testo ed è stato messo in scena tempo fa. La messa in scena era totalmente diversa da questa! Io ho iniziato le prove, ho letto il testo e lo spettacolo è cresciuto insieme alle prove. Solitamente facciamo così: c’è di base un testo, dopodiché lo spettacolo cresce con le prove. Ho fatto uno studio molto approfondito su Peppino. All’inizio è stato un po’ difficile perché cercavo un barbiere per entrare nella testa di Peppino. A Caserta sono andata un po’ a chiedere in giro, e all’inizio erano un po’ sconvolti: vedere entrare una ragazza e chiedere di fare la barba! E un paio di loro mi ha detto “ma mi stai prendendo in giro?” Mi hanno mandato a quel paese. Dopodiché ho trovato gentilmente questo signore che mi ha seguita, mi ha insegnato a fare la barba, è venuto lui da me, sono andata io da lui al negozio, ho imparato e adesso so fare anche la barba. Infatti dico sempre: male che vada almeno faccio le barbe, mi apro un negozio di barbe. (ride)

Claudia: quindi è un personaggio fittizio?

Barbara: è frutto dell’immaginazione del nostro direttore artistico.

Barbara: dobbiamo tornare a casa, siamo di Caserta, ci mettiamo un po’. Tra l’altro oggi abbiamo trovato anche neve in strada, ghiaccio. Prima facciamo meglio è! Scusateci. Grazie.

 

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resistenze012LETTERA di MARCO LUCIANO 

“Cari amici, colleghi, compagni di viaggio, 

è con grosso dispiacere e con immenso rammarico che vi scrivo per comunicarvi la sospensione de“L’INDISPENSABILE” rassegna permanente del teatro indipendente, giunta alla terza edizione quest’anno.
Premesso che oltre ad una comunicazione tecnica questa vuole essere anche un invito collettivo alla riflessione, alla discussione e al confronto magari.
Ci siamo interrogati a lungo, a lungo abbiamo valutato ogni possibilità, abbiamo tenuto duro, lottato perchè ciò non accadesse, ma purtroppo le condizioni politiche e culturali,  riguardo il contesto sociologico e artistico napoletano ci hanno indotto ad effettuare questa scelta con grossa coscienza.
In questo  momento storico-culturale all’insegna del “si salvi chi può” abbiamo sentito la necessità di tutelare noi stessi e il nostro lavoro.
Ovunque aprono spazi sull’onda del Valle, Macao, Ex Asilo Filangieri, spazi occupati che in apparenza e come maschera dichiarano di voler tutelare e dare nuovo vigore al nostro settore, attuando però una politica pesantemente in antitesi con tali presupposti. Offrono spettacoli (senza entrare nel merito artistico) gratuiti, gli artisti non vengono pagati in nome di un sostegno ad una lotta che noi francamente non respiriamo, non sentiamo, o che quanto meno riteniamo per modi e contenuti anacronistica, fuori luogo, aiutando a far si che si consolidi questa maledetta idea che gli operatori dello spettacolo sono “artisti”, e che quindi non vanno pagati;
offrono percorsi di formazione gratuiti diretti da benemeriti sconosciuti, svuotando i laboratori di chi invece ha fatto della pedagogia la sua ragione di vita e il proprio credo teatrale… tutto questo vi lasci immaginare la situazione economica in cui versa il teatro indipendente a napoli, ma crediamo in tutta italia.
Accanto a questa sconsiderata e incosciente politica dei “falsi amici”, l’altra politica, quella istituzionale cavalca la “balena” riempiendo le programmazioni comunali, almeno sulla carta e nelle delibere, di attività organizzate e realizzate all’interno di spazi occupati, questo è un pò paradossale no? …scaricando l’ennesimo barile, affinando ancora più l’arte della sordità e del mutismo, giocando a mosca cieca in un deserto metropolitano dove della cultura non vi è nemmeno la speranza…
Questi sono i motivi politici per cui L’INDISPENSABILE è diventato insostenibile, e di conseguenza avendo pochissimo pubblico anche quelli economici.
Se negli anni scorsi avevamo avuto mille difficoltà economiche e amministrative per portare avanti, anche grazie alla vostra disponibilità e passione, il nostro progetto, in questo panorama in cui ogni settimana vi è una smisurata offerta di spettacoli gratis,  è diventato impossibile per noi essere competitivi,  garantirvi pubblico e di conseguenza il seppur minimo compenso economico.
L’altro punto su cui ci siamo ricreduti è stata la proposta culturale che noi abbiamo lanciato 3 anni fa. Il nostro voleva essere un tentativo di dar vita insieme a tutti coloro che ci hanno sostenuto e che con noi hanno interagito e interscambiato esperienza e passione, un tentativo dicevo, di dar vita ad una rete indipendente e scevra dai/di meccanismi di produzione e distribuzione convenzionali. La ricerca di un’autonomia etica prima che economica e politica, e con tristezza ci troviamo oggi a fare i conti con il totale fallimento di questa proposta.
Abbiamo notato come l’atteggiamento di molti dei gruppi e delle compagnie incontrate sia innovativo nella forma e meno nella sostanza, di quanto sia invece radicata l’idea di un essere “off” per poi diventare “in”, senza il sogno di diventare qualcos’ “altro” dall’Off e dall’ In… ma di questo è inutile parlarne visto che delle proprie scelte artistiche, della propria vita ognuno ne è responsabile.
Cogliamo l’occasione per fare un’altra proposta: noi saremmo disposti ad impegnarci nell’organizzazione di un meeting tra giugno e luglio, occasione per incontrarci e discutere da vicino le problematiche che attraversano la nostra condizione di ricercatori, sognatori, operatori culturali.
Vi Chiediamo ancora di perdonarci per non riuscire a mantenere la parola data.
responsabili per ogni eventuale disagio.
un caro saluto

Marco Luciano
Area Ricerche Teatrali Indipendenti “

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resistenze0126° CONFRONTO POST-SPETTACOLO 

con Enzo Scipione
su “Che fare?” di Enzo Scipione
presentato da “Teatrarte” di Formia
interpretato e diretto da Enzo Scipione

“L’opera è tratta dal celebre romanzo di Ignazio Silone “Fontamara”. La disperata esistenza dei “cafoni” cioè di quei contadini che abitavano in un Italia meridionale di inizio novecento, fortemente arretrata. Senza allusioni e sottintesi mostrerà con quanta facilità i potenti di turno, riusciranno a raggirare gli abitanti del paese, con il solo uso della parola, privandoli cosi di ogni diritto, dall’accesso all’acqua, alla libertà di voto. Bisogna lottare anche con gli strumenti della cultura affinché la vita sia migliorie per tutti e soddisfare perciò la fame di giustizia dell’uomo.” (Dalla presentazione dell’autore)

Enzo: oggi la televisione, il computer, il cellulare ci hanno portato un po’ al di fuori della realtà dei giorni nostri. Se io penso a Formia che ha “Acqualatina” [gestore dei serizi idrici locale N. d. R .],(Latina è la mia provincia), è gestita dal sindaco di Formia dal sindaco di Terracina e dal sindaco di Fondi, che sono i tre sindaci delle tre città più grandi e che si sono divisi il territorio, era questa la situazione della deviazione dell’acqua e di tutto il contesto. Il discorso delle camicie nere è un po’ troppo lungo, perché il fascismo in Italia non è mai stato debellato del tutto: intendo fascismo come mentalità, perché siamo tutti noi un po’ fascisti dentro, forse anch’io un po’ lo sono, non lo so, o non me ne rendo conto. Chi sono i veri cafoni oggi? Dico una cosa bruttissima: i morti di Nassiriya, sono tutti del sud. Quindi la penna di Ignazio Silone non si è fermata a scrivere, ha lasciato pensare. È questo quello che mi ha spinto a mettere in scena questo libro “Fontamara” che è , da come dicono, scritto male, uno dei primi e scritto in un italiano un po’ contorto, non si capisce bene dove vuole anna’ a para’. Però scrive determinate situazioni e determinate problematiche di allora che sono dei giorni nostri. Tutto qua. Il testo è  stato scritto durante il fascismo, poi lui ha dovuto scappare in Svizzera. Tutto il mondo ha letto questo libro, tranne l’Italia, non so in quante lingue è stato tradotto, tutti l’hanno letto tranne in Italia, perché all’epoca era proibito, non si poteva leggere questo testo.

Tristano: perché questo spettacolo faceva paura?

Enzo: (ride) visto dagli occhi di un bambino sì, perché anche a mio nipote faceva paura. E forse le cose che dico sono molto brutte. Voi bambini giustamente vedete la vita tutta bella, sistemata, però non è così. Però non è che fa paura, dai. Dormi stanotte? Mah meno male! Forse la scena col mantello ti ha fatto paura. Quello mio nipote dice che è un pipistrello.

Luciano: nel tuo adattamento e riduzione quale filo logico, nonché drammaturgico, hai dato per dare un senso alla storia?

Enzo: Come vi ho spiegato prima è un romanzo un po’ ingarbugliato, sono cose messe lì, senza quasi un filo logico. Io l’ho letto ben 13 volte e il libro parte che non sono in carcere, mentre io ho invertito i ruoli. Io l’ho lasciato in carcere o sono partito dal carcere, perché lui va a fare una denuncia ai carabinieri, per quello che gli è successo, perché l’amico Bernardo viene ucciso. Ecco che si parte dal carcere, spiega tutto ciò che era il suo paese e poi ritorna al carcere a fare la sua denuncia e si vedono le camicie nere, che lo maltrattano e lo uccidono a sua volta. Detto in sintesi, questo è il percorso drammaturgico. Io inizialmente volevo anche accantonare il progetto, perché non riuscivo a trovare un filo. Nel libro c’è anche la storia delle signore che vanno dal potestà, che stanno senz’acqua, ci sono 10, 15 pagine che spiegano tutto: queste signore vanno dal potestà a dire “noi vogliamo l’acqua, noi non ce la facciamo” e spiega l’arsura e i giorni che sono stati senz’acqua ed è una cosa drammaticissima. Parecchie cose le ho dovute mettere da parte,ahimè, perché teatralmente parlando come facevi a metterle in scena? O comunque dovevi trovare altri personaggi, tutto qua. Per le camicie: mi servivano quattro persone che entravano e mi picchiavano, però non possono stare 4 attori ad aspettare un’ora per entrare, e fa ché? Allora ho trovato questo escamotage di queste camicie che si calano dall’alto e…

Luciano: bella la soluzione scenica, bella!

Enzo: è dura portare questo spettacolo in scena, specie in questi anni, è dura, è dura, è dura! Per le tematiche, perché lo definiscono un teatro politico, quando di politico… (tutto è politico se andiamo a vedere), di politico c’è ben poco. Qui c’è il cattivo uso della parola, un fatto storico che viene messo in scena. Possono stare a parlare quanto vogliono loro, la vogliono girare come vogliono loro, non mi interessa, sono cose realmente accadute, non è che dici “mi sono inventato una storia”, no! Io non mi sono inventato niente: ho semplicemente messo in scena.

Annamaria: l’opera è stata ottima, nel senso che ha fatto un’ottima sintesi, perché ha messo in evidenza l’ignoranza di cui purtroppo approfitta il potere. L’unica cosa che è mancata: una parte del libro mette in evidenza la lotta fra poveri, perché per un pezzettino di terra c’è una lotta continua fra i cafoni. E’ una cosa che oggi è attuale, perché noi vediamo che ormai c’è una lotta fra poveri. Dunque, io mi sono meravigliata che non ha messo in evidenza anche questa parte.

Enzo: diciamo che ho voluto mettere in evidenza di più il potere, il potere delle persone più che la guerra tra poveri. Diciamo che la tocco pure un po’, però la sorvolo. Sì, forse sarebbe opportuno approfondire anche questo discorso, però inizialmente il mio pensiero era mettere in scena il potere, il cattivo uso della parola, per abbindolare il popolo.

Annamaria: attualmente lo fanno.

Enzo: attualmente lo fanno e siamo tutti laureati! Però oggi ci facciamo abbindolare per convenienza, non perché non sappiamo. Oggi ci vendiamo perché non “c’abbiamo voglia di lavora’”, quindi voto quel politico che mi mette a posto il lavoro. Mi piace questa sua osservazione.

Alessandro: lo spettacolo che hai messo in scena, dico banalmente: mi è piaciuto molto. Innanzi tutto è di grande interesse, perché c’è la voce di un intellettuale come Ignazio Silone. Tu dici non lo leggeva nessuno all’epoca  non lo legge nessuno, secondo me, neanche adesso. È poco conosciuto. Io stesso non l’ho letto.

Enzo: posso fare un’osservazione? La Lega ce l’ha tolto dai libri scolastici. Ignazio Silone e altri due intellettuali del sud. La Lega durante il governo Berlusconi gli ha tolti dai libri scolastici dei licei.

Alessandro: ah, le buone notizie non mancano mai! Hai fatto una precisazione giusta. E quindi sentire la voce di un intellettuale, una voce forte di un intellettuale che non tanto si conosce, è bello, importante, utile, soprattutto in questo tempo; c’è bisogno di pensare in un certo modo. La messa in scena, penso che non sia tanto interessante dal punto di vista stilistico perché mi sembra che tutte le scelte che hai fatto sono sufficienti, necessarie a dire qualcosa; essenziali, spartane perché c’era qualcosa da dire di molto forte e che è venuto. Vedendo lo spettacolo mi sono rapportato io, la mia storia e ho pensato, soprattutto all’inizio quando si parla di miseria e dell’eredità della miseria: ecco lo spettacolo è molto attuale per le problematiche che ci sono, però nell’attualità manca in questo, cioè che la nostra storia, almeno della mia generazione (20-30 anni) è diversa da quella di quei cafoni, io non posso definirmi mai e poi mai un cafone nonostante possa avere tutti i problemi di oggi. La mia storia ha dietro di me dei padri benestanti, venendo da una ricchezza, da un benessere diffusissimi e quindi la mia generazione si trova alle soglie di una nuova povertà.

Enzo: sono due situazioni un po’ diverse…

Alessandro: sì sono diverse. La differenza tra i miseri del fascismo che secondo me erano molto di più, e quelli di oggi che sono diversi, hanno radici molto diverse, affondano invece in un grande benessere e quindi anche la povertà di adesso è diversa da quella di allora.

Enzo: sicuramente, hai pienamente ragione, però è una questione morale pure. Ho fatto prima l’ esempio tristissimo di Nassiriya. Io trovo triste questo: chi oggi mette la firma per andare a fare il militare. Diciamo “quello è un lavoro”: no, quello non è un lavoro, per niente proprio, non esiste! È triste, la questione è morale, i veri cafoni sono questi, evidentemente. Ignazio Silone parla di gente che sta alla disperazione e non arriva manco al giorno dopo. Quindi siamo cafoni moralmente. Anche per convenienza, la questione è morale oggi.

Alessandro: vuoi dire che la miseria di quei cafoni era una misera materiale e quindi erano persone difendibili di tutto cuore, mentre i cafoni di oggi sono cafoni moralmente.

Enzo: sì. Nel referendum che è stato fatto che io indico, comunque loro hanno avuto la forza di lamentarsi, noi ci siamo lamentati? No, boh. Niente. In Russia si sono lamentati che facevano la fila per il pane gratis, giusto? Oggi fanno la fila per il McDonald’s e pagano e nessuno si lamenta. La stessa cosa per le bollette che ci arrivano:  nessuno dice niente. Poi paghiamo il parcheggio: se non troviamo le strisce blu ci meravigliamo, oggi ho parcheggiato la macchina senza strisce blu, to’! Che bello . Capito? È una questione di cafoni, morale. Eppure forse è una cosa che ci sta bene, eh! Perché parecchi ragazzi della nostra età gli sta pure bene sottostare a determinati potenti. Il ragionamento è quello? La scuola è servita solo per divulgare un pensiero politico che tutti quanti sappiamo fare il bello e cattivo tempo e non un pensiero critico. Oggi siamo tutti politici di noi stessi, ragioniamo tutti come i politici che escono in televisione, che negano e affermano quello che dicono un minuto prima. E’ quello che succede quando parli con un amico, uno dice una cosa, uno dice un’altra cosa, poi nega no? È una questione politica, nel momento in cui tutti quanti impariamo a fare i politici è la fine e non abbiamo più un pensiero critico.

Alessandro: però a parte i cafoni morali, penso ci siano anche oggi cafoni nel senso di povertà, che sono gli extra comunitari.

Enzo: chi l’ha detto che sono extracomunitari, chi gli ha dettati questi confini? Dove stanno? ciò che produciamo possiamo liberalizzarlo gli esseri umani no, gli dobbiamo classificare, perché? E’ assurdo che loro oggi arrivano qua, in quelle condizioni e li meniamo pure. A Lampedusa abbiamo detto no, non li vogliamo perché se no si rovina il turismo. Stiamo fuori con la “ciocca” proprio. Assurdo! Perché farli venire in quelle condizioni? Però l’immondizia ce la portiamo là. Perché checché se ne dica la nostra immondizia viene portata lì. Tutti gli albanesi che sono venuti in Italia negli anni ’90 dovevano venire per forza. Guardiamoci in faccia: il governo italiano ci ha mangiato con Berisha, si sono spartiti i soldi a tavolino, è normale che poi gli albanesi dovevano venire qua.

Alessandro: come interpreti oggi la Chiesa (ho visto che nel tuo spettacolo che la Chiesa è stata molto colpita come istituzione). Vorrei sapere cosa ne pensi?

Enzo: mentre Dio pensava pure ai poveri, il papa diceva “no ma lascia perdere, il principe è un buon cristiano, che vuoi fa’ mo’, vuoi dare la terra ai cafoni? Poi il governo si offende”. Dio che era al di sopra delle parti, cercava di dare buoni consigli al papa e il papa non li prendeva proprio in considerazione. La Chiesa, cosa dire della Chiesa? La Chiesa ha creato anche i cafoni. Come Chiesa intendo l’essere umano. Poi chi crede in Dio, crede in Dio. Ritornando al discorso di prima del potere: cosa fa il potere? ti crea Mussolini, ti crea Berlusconi, ti crea la Chiesa, e altre persone.

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