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Posts Tagged ‘Pierròt’

resistenze0126° CONFRONTO POST-SPETTACOLO 

con Enzo Scipione
su “Che fare?” di Enzo Scipione
presentato da “Teatrarte” di Formia
interpretato e diretto da Enzo Scipione

“L’opera è tratta dal celebre romanzo di Ignazio Silone “Fontamara”. La disperata esistenza dei “cafoni” cioè di quei contadini che abitavano in un Italia meridionale di inizio novecento, fortemente arretrata. Senza allusioni e sottintesi mostrerà con quanta facilità i potenti di turno, riusciranno a raggirare gli abitanti del paese, con il solo uso della parola, privandoli cosi di ogni diritto, dall’accesso all’acqua, alla libertà di voto. Bisogna lottare anche con gli strumenti della cultura affinché la vita sia migliorie per tutti e soddisfare perciò la fame di giustizia dell’uomo.” (Dalla presentazione dell’autore)

Enzo: oggi la televisione, il computer, il cellulare ci hanno portato un po’ al di fuori della realtà dei giorni nostri. Se io penso a Formia che ha “Acqualatina” [gestore dei serizi idrici locale N. d. R .],(Latina è la mia provincia), è gestita dal sindaco di Formia dal sindaco di Terracina e dal sindaco di Fondi, che sono i tre sindaci delle tre città più grandi e che si sono divisi il territorio, era questa la situazione della deviazione dell’acqua e di tutto il contesto. Il discorso delle camicie nere è un po’ troppo lungo, perché il fascismo in Italia non è mai stato debellato del tutto: intendo fascismo come mentalità, perché siamo tutti noi un po’ fascisti dentro, forse anch’io un po’ lo sono, non lo so, o non me ne rendo conto. Chi sono i veri cafoni oggi? Dico una cosa bruttissima: i morti di Nassiriya, sono tutti del sud. Quindi la penna di Ignazio Silone non si è fermata a scrivere, ha lasciato pensare. È questo quello che mi ha spinto a mettere in scena questo libro “Fontamara” che è , da come dicono, scritto male, uno dei primi e scritto in un italiano un po’ contorto, non si capisce bene dove vuole anna’ a para’. Però scrive determinate situazioni e determinate problematiche di allora che sono dei giorni nostri. Tutto qua. Il testo è  stato scritto durante il fascismo, poi lui ha dovuto scappare in Svizzera. Tutto il mondo ha letto questo libro, tranne l’Italia, non so in quante lingue è stato tradotto, tutti l’hanno letto tranne in Italia, perché all’epoca era proibito, non si poteva leggere questo testo.

Tristano: perché questo spettacolo faceva paura?

Enzo: (ride) visto dagli occhi di un bambino sì, perché anche a mio nipote faceva paura. E forse le cose che dico sono molto brutte. Voi bambini giustamente vedete la vita tutta bella, sistemata, però non è così. Però non è che fa paura, dai. Dormi stanotte? Mah meno male! Forse la scena col mantello ti ha fatto paura. Quello mio nipote dice che è un pipistrello.

Luciano: nel tuo adattamento e riduzione quale filo logico, nonché drammaturgico, hai dato per dare un senso alla storia?

Enzo: Come vi ho spiegato prima è un romanzo un po’ ingarbugliato, sono cose messe lì, senza quasi un filo logico. Io l’ho letto ben 13 volte e il libro parte che non sono in carcere, mentre io ho invertito i ruoli. Io l’ho lasciato in carcere o sono partito dal carcere, perché lui va a fare una denuncia ai carabinieri, per quello che gli è successo, perché l’amico Bernardo viene ucciso. Ecco che si parte dal carcere, spiega tutto ciò che era il suo paese e poi ritorna al carcere a fare la sua denuncia e si vedono le camicie nere, che lo maltrattano e lo uccidono a sua volta. Detto in sintesi, questo è il percorso drammaturgico. Io inizialmente volevo anche accantonare il progetto, perché non riuscivo a trovare un filo. Nel libro c’è anche la storia delle signore che vanno dal potestà, che stanno senz’acqua, ci sono 10, 15 pagine che spiegano tutto: queste signore vanno dal potestà a dire “noi vogliamo l’acqua, noi non ce la facciamo” e spiega l’arsura e i giorni che sono stati senz’acqua ed è una cosa drammaticissima. Parecchie cose le ho dovute mettere da parte,ahimè, perché teatralmente parlando come facevi a metterle in scena? O comunque dovevi trovare altri personaggi, tutto qua. Per le camicie: mi servivano quattro persone che entravano e mi picchiavano, però non possono stare 4 attori ad aspettare un’ora per entrare, e fa ché? Allora ho trovato questo escamotage di queste camicie che si calano dall’alto e…

Luciano: bella la soluzione scenica, bella!

Enzo: è dura portare questo spettacolo in scena, specie in questi anni, è dura, è dura, è dura! Per le tematiche, perché lo definiscono un teatro politico, quando di politico… (tutto è politico se andiamo a vedere), di politico c’è ben poco. Qui c’è il cattivo uso della parola, un fatto storico che viene messo in scena. Possono stare a parlare quanto vogliono loro, la vogliono girare come vogliono loro, non mi interessa, sono cose realmente accadute, non è che dici “mi sono inventato una storia”, no! Io non mi sono inventato niente: ho semplicemente messo in scena.

Annamaria: l’opera è stata ottima, nel senso che ha fatto un’ottima sintesi, perché ha messo in evidenza l’ignoranza di cui purtroppo approfitta il potere. L’unica cosa che è mancata: una parte del libro mette in evidenza la lotta fra poveri, perché per un pezzettino di terra c’è una lotta continua fra i cafoni. E’ una cosa che oggi è attuale, perché noi vediamo che ormai c’è una lotta fra poveri. Dunque, io mi sono meravigliata che non ha messo in evidenza anche questa parte.

Enzo: diciamo che ho voluto mettere in evidenza di più il potere, il potere delle persone più che la guerra tra poveri. Diciamo che la tocco pure un po’, però la sorvolo. Sì, forse sarebbe opportuno approfondire anche questo discorso, però inizialmente il mio pensiero era mettere in scena il potere, il cattivo uso della parola, per abbindolare il popolo.

Annamaria: attualmente lo fanno.

Enzo: attualmente lo fanno e siamo tutti laureati! Però oggi ci facciamo abbindolare per convenienza, non perché non sappiamo. Oggi ci vendiamo perché non “c’abbiamo voglia di lavora’”, quindi voto quel politico che mi mette a posto il lavoro. Mi piace questa sua osservazione.

Alessandro: lo spettacolo che hai messo in scena, dico banalmente: mi è piaciuto molto. Innanzi tutto è di grande interesse, perché c’è la voce di un intellettuale come Ignazio Silone. Tu dici non lo leggeva nessuno all’epoca  non lo legge nessuno, secondo me, neanche adesso. È poco conosciuto. Io stesso non l’ho letto.

Enzo: posso fare un’osservazione? La Lega ce l’ha tolto dai libri scolastici. Ignazio Silone e altri due intellettuali del sud. La Lega durante il governo Berlusconi gli ha tolti dai libri scolastici dei licei.

Alessandro: ah, le buone notizie non mancano mai! Hai fatto una precisazione giusta. E quindi sentire la voce di un intellettuale, una voce forte di un intellettuale che non tanto si conosce, è bello, importante, utile, soprattutto in questo tempo; c’è bisogno di pensare in un certo modo. La messa in scena, penso che non sia tanto interessante dal punto di vista stilistico perché mi sembra che tutte le scelte che hai fatto sono sufficienti, necessarie a dire qualcosa; essenziali, spartane perché c’era qualcosa da dire di molto forte e che è venuto. Vedendo lo spettacolo mi sono rapportato io, la mia storia e ho pensato, soprattutto all’inizio quando si parla di miseria e dell’eredità della miseria: ecco lo spettacolo è molto attuale per le problematiche che ci sono, però nell’attualità manca in questo, cioè che la nostra storia, almeno della mia generazione (20-30 anni) è diversa da quella di quei cafoni, io non posso definirmi mai e poi mai un cafone nonostante possa avere tutti i problemi di oggi. La mia storia ha dietro di me dei padri benestanti, venendo da una ricchezza, da un benessere diffusissimi e quindi la mia generazione si trova alle soglie di una nuova povertà.

Enzo: sono due situazioni un po’ diverse…

Alessandro: sì sono diverse. La differenza tra i miseri del fascismo che secondo me erano molto di più, e quelli di oggi che sono diversi, hanno radici molto diverse, affondano invece in un grande benessere e quindi anche la povertà di adesso è diversa da quella di allora.

Enzo: sicuramente, hai pienamente ragione, però è una questione morale pure. Ho fatto prima l’ esempio tristissimo di Nassiriya. Io trovo triste questo: chi oggi mette la firma per andare a fare il militare. Diciamo “quello è un lavoro”: no, quello non è un lavoro, per niente proprio, non esiste! È triste, la questione è morale, i veri cafoni sono questi, evidentemente. Ignazio Silone parla di gente che sta alla disperazione e non arriva manco al giorno dopo. Quindi siamo cafoni moralmente. Anche per convenienza, la questione è morale oggi.

Alessandro: vuoi dire che la miseria di quei cafoni era una misera materiale e quindi erano persone difendibili di tutto cuore, mentre i cafoni di oggi sono cafoni moralmente.

Enzo: sì. Nel referendum che è stato fatto che io indico, comunque loro hanno avuto la forza di lamentarsi, noi ci siamo lamentati? No, boh. Niente. In Russia si sono lamentati che facevano la fila per il pane gratis, giusto? Oggi fanno la fila per il McDonald’s e pagano e nessuno si lamenta. La stessa cosa per le bollette che ci arrivano:  nessuno dice niente. Poi paghiamo il parcheggio: se non troviamo le strisce blu ci meravigliamo, oggi ho parcheggiato la macchina senza strisce blu, to’! Che bello . Capito? È una questione di cafoni, morale. Eppure forse è una cosa che ci sta bene, eh! Perché parecchi ragazzi della nostra età gli sta pure bene sottostare a determinati potenti. Il ragionamento è quello? La scuola è servita solo per divulgare un pensiero politico che tutti quanti sappiamo fare il bello e cattivo tempo e non un pensiero critico. Oggi siamo tutti politici di noi stessi, ragioniamo tutti come i politici che escono in televisione, che negano e affermano quello che dicono un minuto prima. E’ quello che succede quando parli con un amico, uno dice una cosa, uno dice un’altra cosa, poi nega no? È una questione politica, nel momento in cui tutti quanti impariamo a fare i politici è la fine e non abbiamo più un pensiero critico.

Alessandro: però a parte i cafoni morali, penso ci siano anche oggi cafoni nel senso di povertà, che sono gli extra comunitari.

Enzo: chi l’ha detto che sono extracomunitari, chi gli ha dettati questi confini? Dove stanno? ciò che produciamo possiamo liberalizzarlo gli esseri umani no, gli dobbiamo classificare, perché? E’ assurdo che loro oggi arrivano qua, in quelle condizioni e li meniamo pure. A Lampedusa abbiamo detto no, non li vogliamo perché se no si rovina il turismo. Stiamo fuori con la “ciocca” proprio. Assurdo! Perché farli venire in quelle condizioni? Però l’immondizia ce la portiamo là. Perché checché se ne dica la nostra immondizia viene portata lì. Tutti gli albanesi che sono venuti in Italia negli anni ’90 dovevano venire per forza. Guardiamoci in faccia: il governo italiano ci ha mangiato con Berisha, si sono spartiti i soldi a tavolino, è normale che poi gli albanesi dovevano venire qua.

Alessandro: come interpreti oggi la Chiesa (ho visto che nel tuo spettacolo che la Chiesa è stata molto colpita come istituzione). Vorrei sapere cosa ne pensi?

Enzo: mentre Dio pensava pure ai poveri, il papa diceva “no ma lascia perdere, il principe è un buon cristiano, che vuoi fa’ mo’, vuoi dare la terra ai cafoni? Poi il governo si offende”. Dio che era al di sopra delle parti, cercava di dare buoni consigli al papa e il papa non li prendeva proprio in considerazione. La Chiesa, cosa dire della Chiesa? La Chiesa ha creato anche i cafoni. Come Chiesa intendo l’essere umano. Poi chi crede in Dio, crede in Dio. Ritornando al discorso di prima del potere: cosa fa il potere? ti crea Mussolini, ti crea Berlusconi, ti crea la Chiesa, e altre persone.

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Di seguito indico le date di inizio delle attività del Centro di Orientamento ed Educazione Teatrale del Teatro delle Molliche di Corato;

Teatroteca rivolto ai bambini da 6 a 10 anni:
Giovedì 4 ottobre dalle ore 18:00 – Venerdì 5 ottobre dalle ore 18:00

Corso propedeutico rivolto ai ragazzi da 11 a 16 anni:
Martedì 9 ottobre ore 18:00

Scuola di teatro (1° anno) rivolta ad allievi che abbiano compiuto i 17 anni:
Giovedì 18 ottobre ore 20:00

Laboratorio teatrale per adulti rivolto a persone adulte appassionate del teatro che abbiano voglia di sperimentarsi e mettersi in gioco attraverso il linguaggio e l’espressione teatrale:
Mercoledì 21 novembre ore 20:00

I corsi ed i laboratori del Centro di Orientamento ed Educazione Teatrale durano da ottobre a giugno.

Ma, come molti di voi già sanno, gli appuntamenti con il Teatro delle Molliche non si fermano qui, i progetti sono tanti, quindi vi conviene appuntarvi queste date:
RASSEGNA DI TEATRO STUDENTESCO: dal 12 al 16 Novembre
RESISTENZE: 10 esibizioni dal 17 novembre al 9 Febbraio
DOMINO: 5 esibizioni dal 25 novembre al 30 Dicembre
GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO: 27 Marzo

Seguite il blog per aver notizie dettagliate sui programmi e gli appuntamenti.

Danilo Macina

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Pubblicato il numero di giugno 2011 di Pierròt.

Come di consueto potete leggerlo on-line oppure ritirare la vostra copia gratuita nelle librerie indicate nella lista qui a fianco.

Buona lettura.

Danilo Macina

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Pubblicato il numero di marzo 2011 di Pierròt.

Come di consueto potete leggerlo on-line oppure ritirare la vostra copia gratuita nelle librerie indicate nella lista qui a fianco.

Buona lettura.

Danilo Macina

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Gli Amori di Federico è la nuova produzione del Teatro delle Molliche, con la regia di Francesco Martinelli.

Lo spettacolo, realizzato in collaborazione con gli allievi della Scuola delle Arti della Comunicazione, il Laboratorio Permanente e la rivista Pierròt,  sarà presentato in occasione della Festa della Donna e andrà in scena l’8 marzo alle 21.00 presso la sede del Teatro delle Molliche, in via Ruvo 32 a Corato. E’ prevista anche una replica Domenica 13 marzo alle 21.00.

Info: 3384234106 – teatrodellemolliche@libero.it

Danilo Macina

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Pubblicato il numero di dicembre 2010 di Pierròt.

E’ il 10° numero da maggio 2008, non perdetevelo.

Leggetelo on-line oppure ritirare la vostra copia nelle librerie indicate nella lista qui a fianco.

Buona lettura.

Danilo Macina

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Da questo numero la distribuzione di Pierròt si allarga, grazie alla gentile ospitalità dataci dalle librerie “L’Agorà” di Ruvo di Puglia, “Oompa Loompa” di Bisceglie e “Miranfù” di Trani, aggiuntesi a “Ambarabacicicocò” e “Anima Mundi” di Corato, “Il Ghigno” di Molfetta, “Diderot” di Andria, “La Maria del Porto” di Trani, “Le città invisibili” di Terlizzi.

Cercate nell’elenco delle librerie, nel menù sulla destra del blog, quella più vicina a voi, dove potrete ritirare la vostra copia di Pierròt.

Chi non ha la possibilità di ritirare la propria copia in libreria, può comunque e sempre leggere Pierròt on-line.

Danilo Macina

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