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resistenze0127° CONFRONTO POST-SPETTACOLO 

con Massimo Zaccaria
su “La cisterna” di Salvatore Arena
presentato da “Mana Chuma Teatro” di Reggio Calabria
interpretato e diretto da Massimo Zaccaria

 

“Prima di raccontare mi chiedo perché scelgo di raccontare questa storia e non un’altra? Pinuccio anni addietro lavorava in una rimessa lavaggio. Un compagno cade dentro la cisterna al cui interno ci sono vapori di zolfo, non ha scampo così come non hanno scapo gli altri tre suoi compagni intervenuti per aiutarlo. Un Giufà pugliese contro voglia, suo malgrado. Chi è Pinuccio, cosa vuole? Vuole che il nastro del tempo si riavvolga, vuole cancellare dalla sua testa il ricordo, il senso di colpa per la morte dei suoi amici. Vorrebbe entrare nella cisterna e salvare tutti.” ( Dalla presentazione dell’autore)

 

Massimo: mi è stato chiesto da parte di Francesco di confrontarmi dopo lo spettacolo e mi sembra una cosa molto giusta confrontarsi e ascoltare i pareri di chi è di fronte,  perché il pubblico fa da testimone a ciò che sta osservando.

Angela: volevo sapere da dove nasce la scelta di questa storia che abbiamo sentito ai telegiornali. Ha avuto a che fare con i protagonisti, chi è sopravvissuto, di questa storia?

Massimo: innanzi tutto l’idea dello spettacolo, di parlare di incidenti sul lavoro, è nata davanti a un’impalcatura a Lecce con Salvo, e Salvo mi dice: “ascolta, guarda questa impalcatura: c’è una rete verde bucata, cosa ti rappresenta?” Mi rappresenta, gli rispondo in modo molto banale e generale, il mondo del lavoro. “Sì il mondo del lavoro. Ma questa impalcatura e questa rete bucata a me rappresentano che manca la sicurezza sul lavoro e un operaio può cadere, inciampare farsi male o addirittura morire.” È una tematica interessante. Per trattare le morti, in generale, bisogna andare sempre in punta di piedi. Perciò gli ho chiesto di farmi riflettere, di pensarci. Poi siccome volevo partecipare al Premio Scenario, edizione 2009: senti Salvo io ci ho riflettuto: ok. Voglio parlare delle morti sul lavoro! Ho cominciato ad intervistare tutte le categorie degli operai, tutte: dall’operatore ecologico, al fabbro, all’autista…, insomma qualsiasi categoria di lavoro. Inizialmente noi ci stavamo basando su un altro tipo di storia: non eravamo ancora convinti che cosa raccontare delle morti sul lavoro. Finché il 3 di marzo 2008 accade questa maledetta tragedia. Mi arriva un messaggio da Salvo (era di mattina me lo ricordo benissimo) che fa: “vai immediatamente a comprare Repubblica e vedi cosa c’è sulla prima pagina.” Corro prendo Repubblica e vedo: 4 operai morti (non erano ancora 5, perché l’altro era ancora in coma, erano 4 operai morti, il quinto morì il giorno dopo). La storia è questa da raccontare, raccontiamo la tragedia della Truck Center di Molfetta e da lì abbiamo avuto la base per iniziare a lavorare. Il personaggio che avete visto, Pinuccio Mazzarri non è altro che un personaggio inventato, perché comunque la scrittura de “La cisterna” si è ispirata alla tragedia della Truck Center di Molfetta e il sesto sopravvissuto sarebbe quello che racconta.Quello che si è salvato, l’ho intervistato, non si fece vedere dalle telecamere e diceva di nascosto: io ho paura, io ho para. E da lì abbiamo capito che comunque gli è mancato il coraggio ad intervenire. Però il messaggio principale di questo spettacolo è: se fossi stato al posto suo che cosa avrei fatto? Sarei intervenuto a salvare gli altri miei compagni o no? Questo spettacolo oltre a denunciare le morti sul lavoro, parla anche di precariato non solo materiale ma anche sentimentale. Un uomo che vede morire i suoi compagni sul lavoro e che non è intervenuto per paura, dopo non è più lucido, non dorme più la notte, perde la cognizione del tempo, perché comunque hai quella immagine davanti sempre costante, notte e giorno. Quindi siamo partiti con lui che si è inventato una malattia al braccio ma è bugia, è semplicemente un dolore dentro, e quindi che fa? Impazzisce, tutti lo pigliano in giro. L’unica cosa che ha per liberarsi da questo male è l’attesa del Santo: San Nicola, che gli fa il miracolo. Ma San Nicola non gli fa il miracolo, se ne va. Quindi alla fine cosa serve per liberarsi da questo male? Raccontare la verità: che sono stato un vigliacco e che ho avuto paura di salvare i miei colleghi.

Emilio: ho capito che tu hai fatto pressione su questo personaggio che effettivamente si trovava in un momento molto delicato, però secondo me non è il caso di prendersela con una persona che magari dopo tutto può fallire. Cioè il vero problema è il precariato sul lavoro o le infrastrutture che mancano e non garantiscono la sicurezza dovuta. Però credo che la domanda non debba essere per forza che cosa avresti fatto tu al posto suo perché come esseri umani siamo tutti capaci di sbagliare… Poi anche la nube tossica che fuoriesce improvvisamente da una cisterna è comunque  un evento molto spaventoso, molto allarmante. Insomma è facile che una persona vada in crisi. Però ciò nonostante ho apprezzato molto lo spettacolo. Ho notato anche che nella prima parte le tematiche sono anche un po’ diverse, tant’è che mi ero immaginato una morale diversa perché all’inizio ho visto una persona che, certo, è schiava (si scopre dopo che è schiava del rammarico, dei rancori di ciò che è successo), però effettivamente è resa schiava da tutta una serie di situazioni: famigliare, sociale, di lavoro. Addirittura quest’uomo si illude di lavorare in un parcheggio, giusto?

Massimo: racconta che ha lavorato nel parcheggio: è stato il suo primo mestiere.

Emilio: io forse non ho capito bene la linea temporale degli eventi. Credevo di aver capito che quest’uomo “lavorasse”…

Massimo: parla del suo passato.

Emilio: è passato, quindi è precedente all’evento della cisterna?

Massimo: lui è in una piazza.

Emilio: sta raccontando che ha lavorato anche in un parcheggio, però effettivamente contare le automobili non è proprio un lavoro.

Massimo: allora leggiti il libro: “ Cento lavori orrendi” in Inghilterra!

Emilio: ah esiste veramente?

Massimo : esiste veramente.

Emilio: io ho pensato una cosa completamente diversa, cioè che quest’uomo fosse in una situazione di squilibrio tanto da impazzire. Comunque un lavoro molto umile, molto semplice, molto sguarnito di difese anche in caso di crisi.

Massimo: ci piace mettere la fragilità.

Emilio: mi sento in qualche modo di non colpevolizzare questa persona. Tutto qua. Io per esempio se fossi stato al suo posto, non so cosa avrei fatto, però non mi sembra scontato rispondere, cioè è una situazione critica.

Massimo: è una domanda o una considerazione?

Emilio: no, è una considerazione.

Massimo: quindi non c’è bisogno di risposta.

Emilio: non è ovvio diciamo dire: “avrei fatto bene, avrei fatto male”. E’ una situazione più da compatire che una in cui c’è da immedesimarsi, secondo me.

Lavinia: io credo di aver capito che la salvezza di quest’uomo sta appunto nel confessare la verità; però è anche vero che quest’uomo, per tanto tempo, ha cercato di omettere, nascondere la verità. Poi sommando questo dolore, sul braccio, proiettando questo dolore su qualcosa di fisico, piuttosto che spirituale, anche se la coscienza comunque lo addolorava. Io non capisco perché e quando lui ha deciso di confessare a se stesso la verità. Come l’hai vissuta?

Massimo: hai visto gli insulti della piazza mi dicono “e dai, racconta come hai perso il braccio, è inutile che ci pigli in giro che sei stato sulla barca che guidavi il camion, basta”: alla fine lui non ce la fa più. La gente, la gente della “piazza”, lo sa che finge, però si diverte a prenderlo in giro: è il Giufà cretino del paese. In qualsiasi paese penso, città, luogo, troviamo questo soggetto che la gente piglia in giro, un Giufà pugliese: “divertiamoci, dai, balla, fammi vedere come balli,” perché se ne approfitta di uno che è fragile. Ci piace mettere la fragilità in scena: noi abbiamo raccontato la fragilità dell’uomo. Siamo tutti fragili. Ecco perché poi si mangia il panino, lo sputa e dice “ora vi racconta come ho perso il braccio”, è la metafora, il braccio, per qualcosa che sta dentro. Ce l’ho sempre qui allo stomaco e non riesco a buttarlo.Sì io ho sentito che è accaduta quella tragedia, mi faccio la mia idea, però è più interessante sentire chi l’ha vissuta. In questo caso la nostra storia racconta che cosa è successo veramente quel giorno.

Lavinia: quindi è come se avesse scoperchiato tutte le difese che si era creato.

Massimo: certo, è abbattere i muri, liberarti della maschera che hai. È un po’ come andare a teatro, no? Salire sul palcoscenico prima o poi questa maschera che ci costruiamo nella quotidianità bisogna buttarla ed ecco perché bisogna lavorare sulle fragilità, denudarle, denudarsi; non avere paura, timore di essere giudicato, sospendere il giudizio. Quindi bisogna dire “ok, ammetto che questi sono i miei difetti” ecco. Questo è quanto.

Lavinia: ho capito quale è stato il passaggio: si è reso conto che era tutta una presa in giro, sapeva che la gente sapeva.

Massimo: sì, però voglio dire che “tanto è il cretino, facciamolo raccontare” in effetti la sua follia si vede anche nella gestualità (abbiamo lavorato su ogni punto dello spettacolo, ogni virgola dello spettacolo, gesto, corpo). Ecco la prima cosa da cui siamo partiti è il corpo: com’è il mio corpo rispetto a questa situazione? È un classico personaggio beckettiano,ecco, classico per eccellenza.

Francesca: dal punto vista scenografico, la scelta di questi tre elementi del colore bianco, ha un significato particolare oppure no? Rappresenta la piazza punto e basta?

Massimo: hai fatto una domanda molto interessante. Io giro senza scenografia. Il mio è un teatro immediato. Stasera è capitato il bianco. Domani farò un’altra replica: non so se avrò le tre sedie marroni o…Perché il nostro è un teatro chiamiamolo povero, perché non abbiamo furgoni, non abbiamo nulla, viaggio da solo. Inizialmente l’idea di Salvo era di mettere la cosa delle feste patronali, coi lumini, la finestra, lo scalino in fondo più grande, la sedia, lo sgabello, insomma tutto ciò che riguarda la piazza. Oggi hai visto le tre sedie bianche per caso, perché Francesco ha detto “io questo ho!”. Bene mettiamole. Domani non lo so. Ci piacerebbe avere un furgone, andare in giro con la scenografia, ma quando un giorno si decideranno a sostenerci, allora sì. Ma purtroppo il nostro teatro è questo: basta poco per poter raccontare. Comunque è interessante la domanda che hai fatto, perché sì, ti fa capire che tipo di teatro facciamo , sì,  teatro immediato, si chiama teatro immediato,questo.

Alessandro: ho trovato molto interessante la prospettiva che tu hai scelto per raccontare questa storia.

Massimo: scusami ti interrompo subito. La prospettiva è di Salvatore Arena. Testo e regia sono di Salvatore Arena. Io faccio solo l’attore narrante, ci tengo a precisare, perché sembra che me la sono vista solo io, invece no, c’è stato un regista e autore che ha curato tutto quanto.

Alessandro: è interessante la prospettiva considerata, per raccontare questa storia. Alla fine il fatto in sé della tragedia, dal punto di vista sociale, politico, è stata affrontata in un modo originale perché ci hai presentato la storia del personaggio nella sua quotidianità, in quel che è, nel linguaggio che ho trovato molto funzionale, questa lingua viva, della persona, della gestualità, delle sue storie.

Massimo: è il lavoro dell’attore.

Alessandro: ho trovato molto interessante questa operazione, perché ci rende più consapevoli della realtà di questo fatto: ci è più vicino. Anziché prenderla in un’altra maniera, più complessa, più articolata da un altro punto di vista, più tragico, invece questa linea di quotidianità, di comicità addirittura a volte, questa lingua volgare, ci calano nel personaggio, nella sua essenza, nella sua storia più intimamente, si crea un’intimità. E quindi questo finale che arriva è più nostro. Poi volevo far notare che una cosa che secondo me non funziona completamente è l’andatura, soprattutto del centro dello spettacolo, perché a volte vedo che ci sono dei meccanismi che si ripetono molte volte: della narrazione, del ricordo di qualche cosa o del gioco tra persona che non c’è e persona che c’è. A volte c’è una specie di ridondanza su questo. Volevo fare questa nota. Però è uno spettacolo che ho apprezzato molto per la sua onestà, per la sua reale esigenza di dire qualcosa, di mostrarci qualcosa che sia utile alle persone e alla storia.

Massimo: se scegliamo di raccontare è perché sentiamo il bisogno e la necessità innanzi tutto, perché se non hai bisogno e necessità: non raccontare. Quindi la prima regola è sentire il bisogno e la necessità. Ti rispondo subito sul fatto del ridondante della ripetizione: quando tu vivi nell’attesa e c’hai dei personaggi, degli animali, quelli che siano, vivi nella quotidianità: dico “dai non fare e lo rifà”. È voluto apposta, drammaturgico, è stato fatto apposta. Non mi voglio giustificare, per carità, ognuno ha i suoi pareri. Ma è una cosa voluta apposta perché tu vivi l’attesa che arrivi una persona, il santo. Nell’attesa può accadere tutto, possono anche ripetersi delle cose. Cosa è per noi l’attesa? C’è stato questo.

Giuliana: da quello che lei ha detto, la mia è un’osservazione e anche una domanda. Sembrerebbe che lo squilibrio mentale di Pinuccio sia stato causato da un senso di colpa o da un rimorso per non aver aiutato i suoi compagni, per non aver avuto questo coraggio. Ma la mia impressione invece è che Pinuccio abbia paura del lavoro, non di quel lavoro, ma di tutti i lavori: di lavoro come causa di morte. Lui finge di essere un invalido, la mia impressione è che lo faccia per evitare nuovamente quel mondo. Questa è una mia impressione.

Massimo: per carità, nulla da censurare, è un’osservazione, un’impressione: ognuno si fa il suo film, ognuno la vede a modo suo ed è giusto che sia così.

Paolo: in qualche momento tu riesci a percepire questo racconto in tempo reale, poi si distacca verso la fine e c’è la piazza e il racconto, però trattandosi di un monologo a tre voci, più voci…

Massimo: più voci.

Paolo: più voci, sì adesso no riesco ad individuare bene il numero di personaggi; questa impostazione realista va un po’ a perdere e quindi può diventare abbastanza tedioso per lo spettatore, questa ridondanza di cui parlava Alessandro prima. Tuttavia vorrei dei chiarimenti soprattutto dal punto di vista estetico: del panino. Quando tu mangi il panino e lo rigetti è come se …

Massimo: ti stai rispondendo da solo, lo rigetto.

Paolo: c’è qualcosa di…cosa succede al panino?

Massimo: il panino è l’unico pranzo durante la giornata.

Paolo: e perché non riesci a mangiarlo?

Massimo: perché mi rimane in gola, lo butto, lo vomito, perché adesso racconto la verità.

Paolo: ah, sempre per quella proiezione fisica

Massimo eh certo!

Paolo: poi tu inizi lo spettacolo come lo finisci, nello stesso modo, io vorrei capire…

Massimo: non ti sto capendo io, scusami…

Paolo: inizia con un borbottare…

Massimo: certo perché lui ha questa immagine della morte dei cinque, ed è come riavvolgere un nastro indietro. Cosa vuole Pinuccio? Riavvolgere indietro il nastro della storia. Quindi parte riavvolgendo il nastro e partendo dalle basi, per arrivare, grado per grado, grado per grado…inizialmente lo spettatore dice “ma che stai dicendo, che mi stai raccontando? Io sono venuto qui per sentire le morti sul lavoro che me ne frega della signora Maria…”: e il teatro è fatto di sorprese. Questo da un punto di vista drammaturgico.

Paolo: a me ha colpito molto questo…

Massimo: la sorpresa?

Paolo: no il fatto che il personaggio dice ad un certo punto “mi sveglio, non è cambiato niente” e alla fine dello spettacolo il protagonista chiude la rappresentazione come l’ha iniziata. Quindi non è cambiato nulla anche dopo la confessione.

Massimo: come non è cambiato nulla?

Paolo: perché si chiude nella stessa maniera in cui è iniziata. Non è cambiato niente in lui, vuol dire che lui non né libero adesso?

Massimo: è libero ora…per me è libero. Una volta che hai detto la verità che cos’altro vuoi dire più?

 

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Partirà il prossimo 5 febbraio un ciclo di incontri sull’arte. O piuttosto con l’arte. Le solite conferenze? No: chiacchierate informali e vivaci sull’arte, nascosta lì dove non l’avevamo mai vista…

Sono quattro, infatti, gli appuntamenti organizzati e promossi dalla compagnia teatrale del Carro dei Comici, che si terranno di sabato, ogni due settimane, presso il teatro del Carro dei Comici, in via Giovene n. 23, a Molfetta.

La manifestazione, che gode del patrocinio del Comune di Molfetta, è nata dall’esigenza di intendere il teatro non solo come luogo dove assistere a spettacoli, ma anche come contenitore culturale dove potersi formare e discutere, tra il serio e il faceto. Dove incontrarsi.

I relatori sono tutti rinomati studiosi dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. Francesco Paolo de Ceglia, docente di Storia della Scienza, il 5 febbraio interverrà sul tema “L’anatomia come arte”; seguirà Paolo Fioretti, docente di Paleografia Greca e Latina, che il 26 febbraio intratterrà l’uditorio su “La scrittura come arte”; il 12 marzo sarà la volta di Mauro di Giandomenico, docente di storia della scienza e coordinatore del corso di laurea di interfacoltà in Beni Enogastronomici, che parlerà su “Il cibo come arte”; il 9 aprile concluderà la serie di incontri Grazia Distaso, docente di Letteratura Italiana e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, con una conferenza su “Il teatro come arte”.

Una serie di chiacchierate, quindi, non solo sul tema dell’arte, ma con l’arte, intesa nella sua concretezza e quotidianità, rese possibili grazie anche al contributo di alcune piccole realtà imprenditoriali locali, quali la Parafarmacia Mazzilli, la Pasticceria Barese e la Baguetteria.

L’appuntamento quindi è presso il teatro del Carro dei Comici, in via Giovene n. 23, a Molfetta, alle 18.30, con ingresso libero. Impara l’arte e mettila da parte.

Info: http://www.ilcarrodeicomici.it – cell.320.1739870 – 338.3263924

L. Gadaleta


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Pubblicato il numero di settembre 2010 di Pierròt.

Leggetelo on-line oppure ritirare la vostra copia nelle librerie “Ambarabacicicocò” e “Anima Mundi” di Corato, “Il Ghigno” di Molfetta, “Diderot” di Andria, “La Maria del Porto” di Trani, “Le città invisibili” di Terlizzi.

Buona lettura.

Danilo Macina

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estateinscena2009

Il Progetto “Giovinazzo Teatro” del Gruppo Teatro Moduloesse (giunto ormai alla decima edizione) continua a trovare ospitalità a Molfetta: anche quest’estate sarà l’Anfiteatro di Ponente di questa cittadina ad ospitare la Rassegna Nazionale “E… state in scena” 2009.

La Rassegna è organizzato in collaborazione con l’associazione Culturattiva, il Comitato Regionale F.I.T.A. (Federazione Italiana Teatro Amatori), il Comitato Zonale C.S.A.IN. di Molfetta , e il patrocinio della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Pace e Attività Culturali, la Provincia di Bari, e del Comune di Molfetta.

Il programma della Rassegna prevede questa volta, a causa dei limiti di budget, cinque rappresentazioni di compagnie pugliesi ed extra­re­gio­nali, secondo questo calendario:

martedì 25 agosto
Compagnia dell’Altopiano (Ostuni)
“Pulcinella a corte”

alle origini della Commedia dell’Arte, con una compagnia di versatili guitti guidati da un regista di calibro internazionale (Carlo Formigoni);

mercoledì 26 agosto
Compagnia Calandra (Tuglie – LE)
“Otello” di William Shakespeare

un classico abilmemte adattato per rappresentare l’essenza stessa del Teatro e coinvolgere gli spettatori in un gioco interattivo;

lunedì 31 agosto
Gruppo Teatro Moduloesse (Giovinazzo)
“Chi è?” di K. Waterhouse e W. Hall

una ripresa, intellettualmente raffinata, del ‘Vaudeville’ tipo “Albergo del libero scambio”, con ironiche venature pirandelliane;

7 settembre
Compagnia La Rive Gauche (Roma)
“Il Clan delle Vedove” di Ginette Beauvais-Garcin

una  ‘pochade’ moderna scritta da una donna e che pone la donna ormai come motore della Storia;

10 settembre
Compagnia Il Volto e la Maschera (Putignano)
“Le due croci” di Pietro De Silva

un’originale e surreale situazione scenica che, sotto il velo dell’umorismo, cela una amara riflessione sulla condizione alienata dell’uomo contemporaneo.

Molfetta – Anfiteatro di Ponente
Porta ore 20.30, Sipario ore 21.00 – Biglietti: Intero € 7 – Ridotto € 5
Infotel 347.036.23.19

Danilo Macina

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Raccontidestate




RACCONTI D’ESTATE
LA NOTTE IN GIARDINO

Narrazioni nel Giardino del Palazzo della Marra
BARLETTA

6-7-8 Agosto 2009

in collaborazione con Associazione Mirabilia




DONNE DAGLI OCCHI GRANDI

Pinacoteca De Nittis – Giardino di Palazzo della Marra
Giovedì 6 agosto ore 20.30

“Raccontami una storia,” ti dico.
“Che storia vuoi?”
“Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno.”

Isabel Allende
Una sera per raccontare storie d’amore, parole sussurrate, respiri tra i capelli, profumi e occhi grandi…


DONNA DI PORTO PIM E ALTRE STORIE DI MARE

Pinacoteca De Nittis – Giardino di Palazzo della Marra
Venerdì 7 agosto ore 20.30

… e se tu ti trattieni ancora un po’ e la voce non si incrina, stasera ti canterò la melodia che segnò il destino di questa mia vita.
Non so perché lo faccio, la regalo a quella donna dal collo lungo e alla forza che ha un viso di affiorare in un altro.
E a te, italiano, che vieni qui tutte le sere e si vede che sei avido di storie vere per farne carta, ti regalo questa storia che hai sentito.

Antonio Tabucchi


IN VACANZA QUANDO NON CI SI ANDAVA

Pinacoteca De Nittis – Giardino di Palazzo della Marra
Sabato 8 agosto ore 20.30

Prima dell’arrivo della televisione, nelle sere d’estate, si usciva di casa, ci si trovava in piazza, sull’aia di qualche cascina e c’era sempre qualcuno che “la contava su” e qualcun’altro  imbracciava una fisarmonica, una chitarra: si stava insieme, in allegria…
…. ci saranno le storie, la musica e sarà un cortile, una piazza, un giardino…

Letture da Stefano Benni, Gino e Michele, Aldo Nove
Ferruccio Filipazzi – voce,musica, ricerca letteraria e composizione

Collaborazione promozione evento “Libreria Il Ghigno” – “L’isola delle storie”

Danilo Macina

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mareamare

L’ Associazione Culturale Teatro dei Cipis, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, nell’ambito dell’Estate molfettese, presenta,  MAREAMARE di Corrado la Grasta.
Con Carlo del Vescovo, Corrado la Grasta e Giulia Petruzzella.

Chi ha avuto la fortuna , come noi, di nascere e di vivere in un posto di mare, ha in sé, sin dalla nascita, un rapporto personale e particolare che lo lega all’acqua salata.
Ma la memoria di questa presenza non è solo poesia, ma è anche dolore e solitudine e ogni famiglia di marinai lo sa.

2 agosto 2009 ore 21,00
Largo Chiesa Vecchia nei pressi del Duomo di Molfetta.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Corrado la Grasta

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Martedì 21 luglio alle ore 18 presso la splendida location del Chiostro San Domenico a Molfetta, si terrà la conferenza stampa di “CHIAMAMI”, la WebFiction che farà parlare la Puglia in tutto il mondo.

“CHIAMAMI” è un prodotto multimediale di intrattenimento nell’ambito del progetto “WebFictionMadeinPuglia” realizzato nell’ambito di “Bollenti Spiriti” – “Principi Attivi – Giovani idee per una Puglia migliore” promosso dalla Regione Puglia.
La web-fiction è un prodotto dell’Associazione Culturale molfettese “MOVIDA” del Presidente Maurizio Altomare, con la regia di Michele Pinto e la sceneggiatura di Raffaele Tedeschi.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Agenzia di Marketing&Comunicazione “STUDIO360” di Molfetta, la Casa di Produzione ruvese “MORPHEUS EGO”, “DI&CO DIGITAL COMMUNICATION”, l’Associazione Teatrale “IL CARRO DEI COMICI”, l’Associazione Musicale “MUNICIPALE BALCANICA”, IL “BRITISH INSTITUTE” di Molfetta, ed il “LIVENETWORK.IT” per la diffusione della fiction sui propri portali.

Si tratta di una FICTION a PUNTATE da pubblicare sui siti web mondiali. Una serie innovativa e godibile che utilizza il formato “a EPISODI”. L’intento è ambientare un prodotto filmico di qualità in Puglia, in modo che essa non sia solo lo sfondo delle vicende narrate. Cultura, tradizioni, leggende, paesaggi e luoghi non verranno presentati con l’abusata retorica del pittoresco e del folkloristico, ma nella loro vera forza narrativa.

I punti di forza del progetto vanno dal soggetto (una storia inedita, simile a una situation comedy ma con filo conduttore misteri e ricchezze della Puglia) al linguaggio utilizzato: assolutamente contrario a quel DIALETTISMO fuorviante e volgare che si vede nelle serie tv e che purtroppo sono i prodotti filmici più conosciuti della regione. Altro punto di forza è la fruibilità assoluta e la capacità di circolazione MONDIALE del prodotto, grazie alle caratteristiche stesse di internet (esso infatti sarà da noi SOTTOTITOLATO IN INGLESE), nonché l’occasione di dare un’opportunità in più, a chi opera nel campo artistico e tecnico, che ha pochi sbocchi occupazionali, di lavorare su un prodotto indipendente, di qualità, senza i vincoli imposti dalle
televisioni locali.

Creare una SERIALITA’ nell’appuntamento e un’affezione che superi il solito ed episodico click sul filmato che cattura l’attenzione: è una sfida ambiziosa ma non impossibile da vincere. E’ fondamentale la libertà ancora offerta da internet per lavorare su un prodotto di qualità. Il territorio per la nostra realizzazione sarà la nostra terra, ma il nostro territorio d’azione e soprattutto di FRUIZIONE sarà la rete mondiale.

Sarà raccontata la Puglia, presentata al mondo intero non più come sfondo folkloristico ma come scenario VIVO, davvero pieno di storia. Offriremo un prodotto che pur essendo PUGLIESE perché fatto in Puglia da pugliesi, non sia comprensibile solo qui in zona, ma abbia le caratteristiche per essere capito e apprezzato ovunque, senza per questo perdere calore e autenticità. E’ un’iniziativa fresca e innovativa tesa ad abbattere i soliti canoni dei mezzi comunicativi e a indirizzarli verso un unico mare: quello degli internauti!

A margine della conferenza stampa è previsto un buffet di prodotti tipici pugliesi!

Conferenza stampa di presentazione 21 luglio 2009 ore 18 c/o Chiostro San Domenico.

Sede della conferenza: Chiostro San Domenico – Via San Domenico – Molfetta – Ba
Per info: http://www.fictionchiamami.it o contattare il 349.29.21.873

Michele Pinto

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