Ieri sera lo spettacolo diretto e ideato dal maestro Francesco Martinelli ha lasciato tutti spiazzati. Nonostante l’allocazione non permettesse un giusto ritorno del suono e non rendesse a pieno le atmosfere che lo spettacolo crea, i ragazzi dell’ITC “Tannoia” di Corato hanno egregiamente messo in scena “La nuova Colonia” di Pirandello regalando al pubblico forti emozioni.
Pareva di stare a guardare da un cunicolo stretto e nascosto quello che avviene nei ghetti dei sobborghi delle città, dei paesi, dei quartieri, che spesso sono appena dietro casa nostra.
Una scenografia rude, senza colori, senza bellezza: mattoni, pietre, e una larga rete color ruggine.
Un’opera – ha affermato il maestro Francesco Martinelli – che i teatranti rappresentano rarissime volte, che nelle scuole non è mai stata portata in scena.
Questo a testimoniare il grande impegno e la capacità di mettersi in gioco dei ragazzi, uniti alla genialità del loro insegnante-regista che commenta così a fine serata:
I premi sono solo un aiuto (economico) per continuare. Non si fa teatro per vincere. A teatro nessuno vince e nessuno perde. I premi ci scivolano addosso
Michela, Sandra, Rosita, Cinzia: sono i nomi di alcune delle allieve che sul palco si sono trasformate in ‘ragazze senza regole’, disadattate.
Sono state intervistate. Ecco come è andata:
Domanda: Qual è stata la difficoltà maggiore che avete incontrato?
Risposta: E’ stato complesso costruire le scene in cui c’erano più attori, perché è molto difficile coordinarci, e riuscire a partecipare soprattutto quando non ci sono battute da dire.
Domanda: In che misura vi sentite vicine ai personaggi che avete interpretato?
Risposta: Ognuno di noi ha una piccola parte che si avvicina al modo di fare di quei personaggi, e questa è stata l’occasione per tirarla fuori. Il nostro maestro ci spronava durante la preparazione e ci diceva che dovevamo metterci più in gioco. Per noi ragazze è molto difficile riuscirci. Ci prendiamo troppo sul serio, è come se volessimo restare fedeli a un’immagine, a uno stereotipo che il dire comune ci assegna. Ma in realtà ciascuna di noi se fosse libera dal giudizio degli altri, a teatro potrebbe interpretare qualunque personaggio, senza inibizioni. Per i ragazzi è più facile. Loro sono molto più disinvolti e non si vergognano quasi mai.
Anche i papà delle ragazze hanno detto delle cose:
Domanda: Che effetto fa vedere le vostre figlie, così ‘conciate’ su quel palco?
Risposta: Significa sentirsi male.
Domanda: Ma quello è teatro! Quanto vi ha fatto piacere vederle recitare?
Risposta: Tanto! E’ come vedere qualcosa che ti appartiene che improvvisamente inizia a camminare con le proprie gambe, a sapersi esprimere con le proprie parole senza alcuna inibizione. E’ una bella soddisfazione!
Domanda: Ragazze, cosa volete diventare da grandi?
Risposta (Rosita): Un’attrice.
Risposta (Sandra): Una cantante.
Il papà di Sandra discorda rivolgendosi a sua figlia:
Quello è un mondo di truffe. Se vuoi cantare, fallo pure in chiesa, a casa, sotto la doccia. E’ bello sentirti! Ma non voglio che tu cada nella rete di truffatori senza scrupoli’.
Domanda: Fate un augurio ai vostri giovani ragazzi!
Risposta: Non montatevi tanto la testa! Restate coi piedi per terra. Queste sono solo esperienze.
…e il sogno finì!
Elisa Pastore

i “se” sono le ali dei sogni…non lasciamo che finiscano!